Maternal
seafood consumption in pregnancy and neurodevelopmental outcomes in
childhood (ALSPAC study): an observational cohort study
Hibbeln JR, Davis JM, Steer C, Emmett P, Rogers
I, Williams C, Golding J
Lancet. 2007 Feb 17;369(9561):578-85
Il
consumo di pesce in gravidanza rappresenta una fonte preziosa di
omega-3, indispensabili per il corretto sviluppo neuronale del nascituro.
La presenza di alcuni contaminanti, quali il mercurio, tuttavia
ha portato le autorità a stabilire un limite di consumo (340
g alla settimana) che le future mamme non dovrebbero superare. Uno
studio pubblicato su Lancet ha valutato rischi e benefici sullo
sviluppo del bambino in base al consumo di pesce durante la gravidanza.
Circa 12 mila donne alla 32esima settimana di gestazione hanno compilato
un questionario alimentare per valutare la quantità di pesce
consumata. In seguito è stato valutato lo sviluppo cerebrale
e le capacità cognitive e comportamentali nei bambini dai
6 mesi fino agli 8 anni, nati da mamme che facevano un consumo di
pesce nullo, medio (1-340 g/settimana) o elevato (> 340 g/settimana).
È emerso che i figli delle donne che non avevano consumato
pesce in gravidanza avevano il 48% di probabilità in più
di trovarsi inserit nel più basso quartile di valutazione
del quoziente di intelligenza verbale, rispetto ai figli di quelle
che mangiavano almeno 340 g di pesce la settimana, i quali, a loro
volta, avevano il 9% di probabilità in più di avere
un basso quoziente di intelligenza verbale, rispetto a un introito
materno di pesce superiore ai 340 g/settimana.
Inoltre, uno scarso consumo di pesce nel corso dei nove mesi dattesa
è stato associato a un aumento del rischio per il bambino
di uno sviluppo subottimale del comportamento prosociale, dellazione
motoria, della comunicazione e dellinterazione sociale.
Alla luce dei risultati di questo studio sembrerebbe che i rischi
derivanti dalla carenza dei nutrienti apportati con il pesce superino
in gravità i potenziali rischi derivanti dallesposizione
a tracce di contaminanti presenti in 340 g/settimana o poco più
di pesce stesso.
BACKGROUND:
Seafood is the predominant source of omega-3 fatty acids, which
are essential for optimum neural development. However, in the
USA, women are advised to limit their seafood intake during pregnancy
to 340 g per week. We used the Avon Longitudinal Study of Parents
and Children (ALSPAC) to assess the possible benefits and hazards
to a child's development of different levels of maternal seafood
intake during pregnancy. METHODS: 11,875 pregnant women completed
a food frequency questionnaire assessing seafood consumption at
32 weeks' gestation. Multivariable logistic regression models
including 28 potential confounders assessing social disadvantage,
perinatal, and dietary items were used to compare developmental,
behavioural, and cognitive outcomes of the children from age 6
months to 8 years in women consuming none, some (1-340 g per week),
and >340 g per week. FINDINGS: After adjustment, maternal seafood
intake during pregnancy of less than 340 g per week was associated
with increased risk of their children being in the lowest quartile
for verbal intelligence quotient (IQ) (no seafood consumption,
odds ratio [OR] 1.48, 95% CI 1.16-1.90; some, 1.09, 0.92-1.29;
overall trend, p=0.004), compared with mothers who consumed more
than 340 g per week. Low maternal seafood intake was also associated
with increased risk of suboptimum outcomes for prosocial behaviour,
fine motor, communication, and social development scores. For
each outcome measure, the lower the intake of seafood during pregnancy,
the higher the risk of suboptimum developmental outcome. INTERPRETATION:
Maternal seafood consumption of less than 340 g per week in pregnancy
did not protect children from adverse outcomes; rather, we recorded
beneficial effects on child development with maternal seafood
intakes of more than 340 g per week, suggesting that advice to
limit seafood consumption could actually be detrimental. These
results show that risks from the loss of nutrients were greater
than the risks of harm from exposure to trace contaminants in
340 g seafood eaten weekly.