Effects
of eicosapentaenoic acid on major coronary events in hypercholesterolaemic
patients (JELIS): a randomised open-label, blinded endpoint analysis
Yokoyama M
Lancet. 2007 Mar 31;369(9567):1090-8
Il
consumo di acidi grassi omega 3 è stato associato associato
a numerosi effetti benefici per la salute: prevenzione cardiovascolare
e nei confronti di alcune forme tumorali, corretto sviluppo del
feto in gravidanza, modulazione dellumore. A rafforzare le
evidenze relative alla prevenzione cardiovascolare è uno
studio giapponese pubblicato su Lancet, che ha confrontato gli effetti
sulla salute cardiaca delle statine (principali farmaci antiaterosclerotici)
e dellacido eicosapentaenoico (EPA). Il Japan EPA Lipid Intervention
Study (JELIS) ha coinvolto 18645 giapponesi con ipercolesterolemia
(livelli di colesterolo superiori a 6,5 mmol/l), i quali sono stati
randomizzati ad assumere EPA più una statina (10 mg di pravastatina
o 5 mg di simvastatina) oppure solo la statina.
Dopo circa 5 anni di follow up, 262 pazienti nel gruppo EPA e 324
nel gruppo solo statina hanno avuto un evento coronarico
maggiore (morte cardiaca improvvisa, infarto fatale e non e altri
eventi cardiaci non fatali), con una riduzione del rischio, per
coloro che assumevano omega-3, del 19%. In particolare, mentre il
consumo di omega-3 sembrerebbe proteggere da angina e da altri eventi
coronarici non fatali, lo stesso effetto protettivo non influenzerebbe
lincidenza di morte cardiaca improvvisa e mortalità
cardiaca in generale (contrariamente a quanto osservato nello studio
GISSI, condotto in Italia). Secondo gli autori tale differenza nella
prevenzione potrebbe derivare dalle abitudini alimentari dei soggetti
coinvolti nello studio. I giapponesi, infatti, hanno unalimentazione
molto ricca di pesce (e, di conseguenza, di omega-3) e assumono
quindi già la quota necessaria a proteggerli, ove possibile,
dalla mortalità cardiovascolare; aumentando le dosi di EPA
assunto si osserva un effetto favorevole anche sugli eventi cardiaci
non fatali.
Unaltra differenza evidenziata dai dati dello studio riguarda
la storia clinica dei pazienti: in quelli con alle spalle un disturbo
coronarico importante il trattamento con EPA ha evidenziato una
riduzione del rischio statisticamente significativa pari al 19%,
mentre in coloro che non presentavano problemi cardiaci nella propria
storia clinica, lincidenza di eventi coronarici diminuiva
di un 18% non significativo.
BACKGROUND:
Epidemiological and clinical evidence suggests that an increased
intake of long-chain n-3 fatty acids protects against mortality
from coronary artery disease. We aimed to test the hypothesis
that long-term use of eicosapentaenoic acid (EPA) is effective
for prevention of major coronary events in hypercholesterolaemic
patients in Japan who consume a large amount of fish. METHODS:
18 645 patients with a total cholesterol of 6.5 mmol/L or greater
were recruited from local physicians throughout Japan between
1996 and 1999. Patients were randomly assigned to receive either
1800 mg of EPA daily with statin (EPA group; n=9326) or statin
only (controls; n=9319) with a 5-year follow-up. The primary endpoint
was any major coronary event, including sudden cardiac death,
fatal and non-fatal myocardial infarction, and other non-fatal
events including unstable angina pectoris, angioplasty, stenting,
or coronary artery bypass grafting. Analysis was by intention-to-treat.
FINDINGS: At mean follow-up of 4.6 years, we detected the primary
endpoint in 262 (2.8%) patients in the EPA group and 324 (3.5%)
in controls-a 19% relative reduction in major coronary events
(p=0.011). Post-treatment LDL cholesterol concentrations decreased
25%, from 4.7 mmol/L in both groups. Serum LDL cholesterol was
not a significant factor in a reduction of risk for major coronary
events. Unstable angina and non-fatal coronary events were also
significantly reduced in the EPA group. Sudden cardiac death and
coronary death did not differ between groups. In patients with
a history of coronary artery disease who were given EPA treatment,
major coronary events were reduced by 19% (secondary prevention
subgroup: 158 [8.7%] in the EPA group vs 197 [10.7%] in the control
group; p=0.048). In patients with no history of coronary artery
disease, EPA treatment reduced major coronary events by 18%, but
this finding was not significant (104 [1.4%] in the EPA group
vs 127 [1.7%] in the control group; p=0.132). INTERPRETATION:
EPA is a promising treatment for prevention of major coronary
events, and especially non-fatal coronary events, in Japanese
hypercholesterolaemic patients.