Effetti
antinfiammatori delle modificazioni dello stile di vita
Anti-inflammatory
effect of lifestyle changes in the Finnish Diabetes Prevention Study
Herder C, Peltonen M, Koenig W, Sütfels K,
Lindström J, Martin S, Ilanne-Parikka P, Eriksson JG, Aunola S,
Keinänen-Kiukaanniemi S, Valle TT, Uusitupa M, Kolb H, Tuomilehto
J; Finnish Diabetes Prevention Study Group.
Diabetologia. 2009 Mar;52(3):433-42
E
noto che la modificazione delle abitudini alimentari e lesercizio
fisico riducono il rischio di Diabete ritardandone o addirittura
prevenendone la comparsa. Tale effetto può essere in parte
spiegato con gli effetti favorevoli che uno stile di vita sano e
attivo può avere sullInfiammazione sistemica sub-clinica,
valutata utilizzando indicatori quali linteleuchina 6 (IL-6)
e la proteina C reattiva (CRP), che a sua volta correla con linsorgenza
di Diabete, patologie cardiovascolari e altre malattie croniche
associate allinvecchiamento. Resta tuttavia da chiarire quale
tra i possibili interventi comportamentali possa maggiormente influenzare
lo stato infiammatorio sistemico.
Questo studio è stato condotto su una popolazione finlandese
reclutata nellambito del Finnish Diabetes Prevention Study
(DPS), al fine di determinare quale tra i diversi interventi sullo
stile di vita -lesercizio fisico, la dieta o il calo ponderale
- potesse ridurre i livelli circolanti di CRP o IL-6 e influenzare
quindi favorevolmente il profilo metabolico dei soggetti studiati.
I risultati hanno mostrato che un aumentato consumo di fibre e lesercizio
fisico moderato o intenso, ma non quello leggero, si associano a
ridotti valori dei markers di Infiammazione. Secondo gli autori
queste osservazioni suggeriscono che, nelle strategie di prevenzione,
debbano essere considerati laumento del consumo di fibre con
gli alimenti e lintensità dellesercizio fisico
da praticare regolarmente nel tempo libero. Tale conclusione trova
conferma in un altro studio recente (Thomas AS, Diabetes Care. 2009
Jan; 32:9-13), dal quale è emersa una relazione diretta tra
lattività fisica ed una migliore tolleranza al glucosio
negli adolescenti.
AIMS/HYPOTHESIS:
Subclinical inflammation confers an increased risk of type 2 diabetes,
cardiovascular disease, neurodegenerative disorders and other
age-related chronic diseases. Physical activity and diet can attenuate
systemic immune activation, but it is not known which individual
components of a comprehensive lifestyle intervention are most
effective in targeting subclinical inflammation. METHODS: We used
data from the baseline examination and the 1 year follow-up of
a subsample of 406 of 522 participants of the Finnish Diabetes
Prevention Study (DPS) to estimate the effect of individual components
of lifestyle intervention on C-reactive protein (CRP) and IL-6
levels, which represent the best characterised proinflammatory
risk factors for type 2 diabetes. Changes in metabolic markers,
dietary patterns and exercise were analysed to determine which
were most strongly associated with the anti-inflammatory effect
of lifestyle changes. RESULTS: Lifestyle intervention reduced
circulating levels of CRP (p < 0.001) and IL-6 (p = 0.060).
Increases in fibre intake and moderate to vigorous leisure time
physical activity (LTPA), but not total LTPA, predicted decreases
in CRP and/or IL-6 and remained associated even after adjustment
for baseline BMI or changes in BMI during the first year of the
study. Changes in carbohydrate or fat intake were either weakly
or not linked to reductions in CRP and IL-6. CONCLUSIONS/INTERPRETATION:
The present study assessed the individual effects of dietary and
physical activity measures on low-grade inflammation in individuals
at high cardiometabolic risk. Our results underline the importance
of moderate to vigorous LTPA and a diet rich in natural fibre,
and this should be emphasised in lifestyle recommendations.