Omega
6 fatty acids and risk for cardiovascular disease: a science advisory
from the American Heart Association Nutrition Subcommittee of the Council
on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism; Council on Cardiovascular
Nursing; and Council on Epide
Harris WS, Mozaffarian D, Rimm E, Kris-Etherton
P, Rudel LL, Appel LJ, Engler MM, Engler MB, Sacks F
Circulation 2009; 119: 902-7
Le
quantità di acidi grassi omega 3 a lunga catena (acido docosaesaenoico,
DHA e eicosapentaenoico, EPA) introdotte con la dieta consumando
pesce possono variare considerevolmente in funzione del tipo specifico
di pesce consumato e del metodo di cottura.
In un ampio studio multicentrico condotto negli Stati Uniti, il
Multiethnic Study of Atherosclerosis (MESA), sono state
esaminate le possibili correlazioni esistenti tra lassunzione
di differenti tipi di pesce, le modalità di cottura e i livelli
di EPA e DHA effettivamente presenti nellorganismo. I risultati
confermano che le concentrazioni plasmatiche dipendono significativamente
dal tipo di pesce considerato e, in particolare mostrano lesistenza
di una Correlazione positiva tra il consumo di pesce preparato in
modi diversi ma non fritto, e le concentrazioni di omega 3 circolanti
(p=0,01). I dati suggeriscono inoltre che due porzioni di pesce
alla settimana possano essere sufficienti per ottenere una concentrazione
plasmatica massimale e costante di questi grassi polinsaturi. In
accordo con studi precedenti, non è stata osservata nessuna
Correlazione tra i livelli plasmatici di EPA e DHA e il consumo
di pesce fritto o di crostacei, probabilmente a causa del modesto
contenuto di tali composti nel pesce utilizzato per le fritture,
e dellalterato profilo lipidico dellalimento, conseguente
allassorbimento degli acidi grassi contenuti nellolio.
Appare chiaro quindi che non è sufficiente raccomandare un
maggior consumo di pesce, ma è necessario anche selezionare
la qualità del pesce e il metodo di cottura per poter ottenere
i massimi benefici nutrizionali.